Una doverosa premessa

La mia insegnante di storia e filosofia, presentandosi alla classe il giorno della sua prima lezione, esordì chiarendo la sua posizione politico culturale, facendoci presente che gli argomenti che avrebbe trattato negli anni a seguire avrebbero richiesto da parte sua una presa di posizione, e che dovendo esprimere giudizi su determinati accadimenti riteneva opportuno palesare ciò in cui credeva. A noi studenti la libertà di mettere in discussione le sue conclusioni.

Parlare di cucina, esprimere giudizi su ristoranti, cuochi, vini e tutto ciò che mi appresto a fare su questa “Preda Ringadora” virtuale, ritengo richieda la stessa chiarezza iniziale.

Io credo nel soffritto, quello fatto a fuoco basso basso con lo scalogno, credo nel brodo di cappone con la giusta quantità di occhiolini di grasso, credo che il parmigiano reggiano fatto con il latte di bianca modenese sia il migliore, credo che la terra stia veramente in basso e che i contadini che la lavorano siano degni di rispetto più di qualsiasi direttore di banca, credo che il pastore che ancora oggi porta al pascolo le pecore sia il vero eroe contemporaneo

Credo che la ricetta delle fettine di carne cotte al Varoma con il Bimby potesse pubblicarla senza provare vergogna solamente un tedesco.

Non credo nelle spume di mortadella, preferisco vedere un bambino con la mani unte che si lecca le dita e se le pulisce sulla maglietta appena stirata.

Odio dal più profondo del mio stomaco gli addensanti chimici ed i bolliti a forma di grattacielo.

Odio mangiare poco e spendere molto, accetto di mangiare bene e spendere qualcosina in più, ma più di tutto odio chi cucina con il marketing e non con il mestolo di legno ed il tagliere con la conca nel mezzo.

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